Antonio Minezzi Pittore - Home Page
 
Acquista le Opere di Minezzi Domande e Risposte più frequenti
 HOME  BIOGRAFIA  LA STANZA DEL NONNO  MOSTRE PERSONALI  CATALOGHI & LIBRI  GALLERIA  VETRINA  CONTATTI  FAQ
 
particolare di una stanza del laboratorio di Antonio Minezzi A Modena in Viale Vittorio Veneto 119

LA STANZA DEL NONNO


A chi, per curiosità o per gentilezza, mi chiede da quando e come mi sono dedicato alla pittura, mi dispiace rispondere che non io, la pittura si é dedicata a me dagli anni dei primi giochi.


Nella stanza più alta della casa lavorava ogni giorno il nonno paterno, pittore decoratore restauratore. Nella semplicità dei miei giudizi infantili lo ricordo bello
e buono, in contrapposizione alla nonna che mi sembrava di funesta bruttezza e di scostante antipatia. I lavori del nonno, quasi sempre commissionati, erano in prevalenza copie di quadri antichi e moderni, le madonne di Raffaello, i pascoli montani di Segantini, le tavolette dei macchiaioli.

Tessuti dipinti con i sinuosi profili dello stile liberty, ancora di moda nei primi anni quaranta, erano destinati a rivestire lumi, ventagli, e paraventi. Una particolarità, nel campo della decorazione, era il recupero di abiti femminili che avevano subito l'incidente di macchie indelebili, trasformate dai pennelli
in cascate di fiori intrecciati.

Fra i divertimenti per i bambini della mia generazione aveva un posto importante il teatrino dei burattini, sempre coinvolti in accesi litigi culminanti in zuccate sonore e fragorose bastonature, indolori per quelle teste di legno, dannosissime per le loro vivaci coloriture. Intere compagnie giungevano periodicamente alle cure del nonno per riacquistare il perduto smalto che la scena richiedeva. A quei pupazzi, inutile dirlo, andava gran parte delle mie attenzioni, anche perché mi sembrava una sorta di privilegio giocare con gli attori che agli altri bambini era concesso di ammirare solo da lontano.


In quella stanza mi incuriosiva un tavolino, per me troppo alto, ordinatamente ingombrato di vasi di vetro, variamente colorati dal contenuto di ossidi e terre per la preparazione degli impasti, poi boccette trasparenti di liquidi misteriosi, mazzi di pennelli, bicchierini di matite, scatole di pastelli.

Ero il solo ammesso alle sedute di lavoro, con soddisfazione della mia curiosità e del mio orgoglio, perché anche questo mi sembrava un privilegio.

Rapiva la mia attenzione il magico gesto che, sulla tela o sulla tavola, dava tratti d'immagine alle scomposte alchimie degli impasti preparati sulla tavolozza. Lunghe pause di silenzio erano improvvisamente interrotte da poche sommesse parole che il nonno sembrava rivolgere alla tela o alla tavola, come a commentare e quasi incoraggiarne la metamorfosi.

Il mio apprendistato (molto più tardi lo avrei considerato tale) cominciò quando quelle parole presero ad essere rivolte a me con intonazione, potrei dire, didascalica, poi con richiesta di un impegno al quale non sempre ero disposto.


Dopo molti anni non saprei dire che cosa io abbia effettivamente appreso da quelle e da successive esercitazioni; ma é un fatto che la pratica della pittura mi ha convinto ad una non innata pazienza, necessaria ad ogni durevole amore, da ossidi e terre preparo i colori nel mio piccolo studio che in qualche parte assomiglia a quella stanza. (A.M.)

 
 
RIGHINA
        •• Copyright per le immagini Antonio Minezzi e aventi diritto ••