Siamo circondati da cose che non abbiamo fatto e che hanno una vita e una struttura diversa dalla nostra: alberi, erbe, fiumi, colline, nubi. Per secoli ci hanno ispirato curiosità e timore e sono state fonte di piacere. Le abbiamo ricreate nella nostra immaginazione per riflettervi i nostri sentimenti.
(KENNET CLARK, IL PAESAGGIO NELL'ARTE)
La sensazione presente non deriva immediatamente dalle cose, non é un'immagine degli oggetti, ma della immagine fanciullesca; una ricordanza, una ripetizione, una ripercussione o riflesso della immagine antica.
(LEOPARDI, ZIBALDONE)
Nella riflessione di Leopardi ritrovo l'intendimento di fare una pittura della memoria, capace di dare immagini riconoscibili a cose raccolte/ricordate nel tempo.
(A.M.)
|
 |
 |
 |
| |
|
|
| |
Antonio Minezzi PAESAGGIO DI CRETE
© Antonio Minezzi e aventi diritto
|
|
| |
|
|
| |
|
|
| |
|
|
| |
|
|
| |
|
|
|
|
|
|
Dalla collina, su cui posa la città di Siena, stendesi una gran lingua di terra, spogliata di alberi e di selve, continuamente interrotta da poggi nudi,da frane e torrenti. A tutto questo tratto di paese si da il nome di Creta. Terre così fatte sogliono nelle piogge invernali imbeversi d'acqua, e rigonfiare, ed ai riseccamenti estivi restringersi, e schiantarsi in cretti, in frane, in rovine.
(SANTI, VIAGGIO AL MONTE AMIATA, 1978)
Nella descrizione esatta e suggestiva del naturalista toscano (tornano alla mente i cretti di Burri) trovo indicazione dei materiali e dei procedimenti della mia pittura. Il mmio naturalismo non é nella riproduzione di ciò che l'occhio vede, ma nel tentativo di lasciare che il quadro si faccia da sé, con le materie e i modi di quella cosa o di quell'essere che chiamiamo natura.
(A.M.)Tutti vediamo che ogni corpo si estenua, e quasi scorgiamo il suo lento disfarsi nel tempo e a lunga durata sottrarlo alla nostra visione.
(LUCREZIO, LA NATURA DELLE COSE)
L'inferno dei viventi non é qualcosa che sarà; se ce n'é uno é quello che é già qui, l'inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l'inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo é rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all'inferno, non é inferno, e farlo durare, e dargli spazio.
(CALVINO, LE CITTA' INVISIBILI)
L'osservazione di Lucrezio e la riflessione di Calvino incoraggiano il mio ambizioso tentativo di fissare sulle tele tenaci immagini di cose che ho raccolto nella memoria, per farle durare, e dargli spazio.
(A.M.)
|
|